Copertina

Numero 11

Aprile 2017

India

Sherry Minnard

“Sono una guerriera dello yoga”

Snowboard in 4K

Avventura

Dormi "a casa" delle celebrità

Lusso

Minorca e il ritorno ai ritmi lenti

Natura

Sommario

Magazine

Sommario

Sommario

Numero 11

INDIA

Sfatando miti

L'India combina il trambusto di Delhi e Bombay con la calma dei suoi centri per la meditazione. Una contraddizione che ci affascina in un paese che, come scrisse Mark Twain, ha "un interesse imperituro per gli stranieri".

Sherry Minnard

"Sono una guerriera dello yoga"

Sherry Minnard ha abbandonato il caos di New York per insegnare yoga in Rajasthan, nell'"ashram" diretto da Surajnath Siddh. Entrambi insegnano come raggiungere la calma mentale e fisica.

AVVENTURA

Snowboard in 4K

Travis Rice presenta "The Fourth Phase", un nuovo film sullo snowboard in cui percorre più di 2.500 chilometri alla ricerca del ciclo dell'acqua.

48 ore in

Amman, tra le colline del tempo

Moderna e tradizionale. Tranquilla e frenetica. Gli opposti si attraggono ad Amman e il trambusto delle sue strade ti trascina verso l'autentico spirito del Medio Oriente.

Fuga

Imperturbabile Comporta

È' stata paragonata a Ibiza, a St. Tropez, alle Hamptons e alla Marrakech di Yves St. Laurent negli anni 60. Niente di più falso. Comporta è diversa da qualsiasi spiaggia, innanzitutto perché non lo sembra affatto.

Lusso

Dormi "a casa" delle celebrità

Sarà il modo di stare il più vicino possibile ai nostri idoli e spiare il loro stile di vita. Gli hotel delle "celebrità" sono un fedele riflesso dei loro gusti e, in alcuni casi, dei loro principi.

Natura

Minorca e il ritorno ai ritmi lenti

Benessere per il corpo e per la mente, fughe “disintossicanti” per staccare dalla routine e dal rumore. L’isola di Minorca punta sulla serenità, in un chiaro inno alla “slow life”.

Top 6A

Luoghi perfetti per vedere l'alba

Meritano una visita a qualsiasi ora, ma se hai la forza di volontà per alzarti dal letto scoprirai il loro lato migliore. Svegliarsi presto ne varrà sicuramente la pena.

Travelbeats

In Olanda irrompe la primavera

Squadra

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Sergio Cieza, Natalia García, Miguel Ángel Cárdenas

Programmatore

Destinazioni

Magazine

Destinazioni

India

Sfatando miti

Testo:

Guadalupe Rodríguez/ Patricia Gardeu

Kreativa Visual - Shutterstock

Kreativa Visual

L'India combina il trambusto di Delhi e Bombay con la calma dei suoi centri per la meditazione. Una contraddizione che ci affascina in un paese che, come scrisse Mark Twain, ha "un interesse imperituro per gli stranieri".\n

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allo splendore agli stracci, dai palazzi alla fame, dalle lampade di Aladino e la foresta alle cento lingue. Lo scrittore Mark Twain ha descritto un’India di molteplici contraddizioni. Una destinazione che si sogna prima di sceglierla. Entra a far parte di noi, non quando immaginiamo i suoi grandi monumenti, ma quando percorriamo le sue piccole stradine, aggrappandoci alla letteratura che ci evocano i suoi scenari, ancorandoli al nostro stomaco. L'autore di "Le avventure di Tom Sawyer" viaggiò attraverso l'India alla fine del XIX secolo e la descrisse come "la madre della storia, la nonna della leggenda e la bisnonna della tradizione".\n

Ma l'India reale non è lo stesso paese idealizzato da tanti. È una ricerca dei nostri pregiudizi che porta, infine, a disarmarli

Ma l'India reale non è lo stesso paese idealizzato da tanti. È una ricerca dei nostri pregiudizi che porta, infine, a disarmarli. Come succede quando si arriva a Delhi, Agra o Jaipur, le tre città più visitate del nordest. Distanti tra loro circa 250 chilometri, formano il conosciuto "Triangolo d'oro": una città che pullula di vita, Delhi; la bellezza dei monumenti dell'antico centro dell'Impero Moghul, Agra; e il rosa, radiante, della città di Jaipur, capitale del Rajasthan, terra di forti, palazzi e deserti.

Quando si giunge in queste città - se si arriva in auto saranno necessari un buon clacson, freni e molta fortuna - il viaggio inizia a materializzarsi, e si comprende cosa significa condividere lo spazio con tante anime. Delhi, con quasi 19 milioni di abitanti, è una delle città più popolate del mondo. Una megalopoli in continuo movimento, dove contrastano due zone: la Vecchia Delhi, capitale dell'impero musulmano Moghul nel XVII secolo, con la Moschea del Venerdì (Jama Masjid) e il Forte Rosso (Lal Qila), circondato dall'arteria Chandni Chowk; e a sud, Nuova Delhi, zona edificata dai britannici caratterizzata dagli ampi boulevard alberati. Negozi e bar si succedono sotto le arcate bianche del Connaught Place o del boulevard Rajpath, che parte dalla Porta dell'India fino a Rashtrapati Bhavan, residenza ufficiale del presidente.\n

Jaipur acquisì il suo caratteristico colore nel 1876, quando il maharaja Ram Singh ordinò di dipingerla in segno di ospitalità in vista della visita del principe Alberto, marito della regina Vittoria d'Inghilterra.

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Dopo il caos, si può ricercare la pace nella cartolina da sogno: Agra ospita il monumento più visitato dell'India, il Taj Mahal. Il mausoleo in marmo bianco, voluto da Shah Jahan per accogliere i resti di sua moglie, è circondato da giardini, autisti di tuk tuk e fotografi che offrono di immortalare la visita per cento rupie. Spiritualità e business, la vita in costante evoluzione. Il panorama è indimenticabile: dal parco Mehtab Bagh, sull'altra sponda del fiume Yamuna, o dal forte di Agra. L'antica residenza degli imperatori Moghul è un complesso di appartamenti reali e cortili che offre un rilassante rifugio, in contrasto con i labirintici bazar medievali. Dopo Agra, addentrandosi nella città Fatehpur Sikri, si possono percepire gli spiriti delle concubine, degli imperatori e della servitù che un tempo oltrepassavano la gigantesca porta di pietra rossa.\n

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Oltre il triangolo

A volte le deviazioni sono la parte migliore del viaggio. Permettono di sfuggire alle rotte turistiche e conoscere, ad esempio, le centinaia di templi dedicati a Shiva nella città di Bateshwar, vicino ad Agra. Questa città ospita per tre settimane, a ottobre o novembre, la seconda fiera del bestiame più importante dell'India. Anche se il nostro interesse per questa riunione di cavalli, capre, cammelli e buoi sotto tende gialle e arancioni, non è commerciale, sarà un'opportunità per respirare un ambiente che in 2000 anni è a malapena cambiato.\n

Il viaggio continua fino alla porta d'ingresso del Rajasthan, Jaipur. I bazar che invadono il centro storico arrivano fino alla muraglia, dal colore che le dà il nome: "Città rosa". Gli abitanti utilizzavano questo colore come simbolo di buona fortuna, un’abitudine andata in decadenza, per poi essere recuperata agli inizi del XX secolo. Emblema è il Palazzo dei venti (Hawa Mahal), con la sua delicata facciata a cinque piani con vista, da cui le donne della famiglia reale osservavano la strada.\n

In Rajasthan si trova anche il primo seme della calma. Dai palazzi centenari riconvertiti in hotel, che fanno sentire il visitatore come un maharaja del Raj britannico ai festival di letteratura, come il Diggi Palace Hotel, alle passeggiate in cammello. Proposte che combinano il privilegio di alloggiare in una tenda da campeggio, alle spalle della muraglia di un forte di 350 anni nel Ramathra Fort, all'essere guidato dal suo proprietario, Ravi Raj Pal, in un safari lungo la valle di Daang, un paesaggio arido dove vagarono tigri e banditi. Se Jaipur è rosa, Jodhpur è azzurra, con il forte Mehrangarh sulla collina e il palazzo reale Umaid Bhawan. E il terzo gioiello del Rajasthan è Udaipur, con i suoi numerosi laghi sui quali galleggiano i palazzi che gli hanno fatto valere il soprannome di "Venezia d'Oriente".

Estasiati dalla bellezza dell'India, ci chiediamo cosa resti delle nostre idee e dei nostri preconcetti. La risposta la troviamo negli "ashram", centri di insegnamento per lo yoga e la meditazione. È conosciuto come turismo spirituale, ma va oltre i ritiri, l'apprendimento di queste discipline o la cura del corpo e della mente. È comprendere, dopo il caos e lo stridio delle città in cui abbiamo vagato, che la pace deve nascere in noi stessi affinché sia una buona compagna di viaggio. È sapere che dobbiamo abbandonare le cose inutili per aggrapparci alla felicità della coerenza.  

Il Kundalini è una delle discipline insegnate in questi centri. Si lavora sulla spiritualità attraverso le proprie emozioni, la creatività, lo scopo nella vita. C'è un proverbio indiano che dice: "Non c'è albero che il vento non abbia scosso". È questo quello che succede quando visitiamo l'India, quando il sogno diventa realtà: restiamo scossi, esausti, infrangiamo le nostre convinzioni. "Viaggiare - scriveva Twain - è fatale per i pregiudizi, il bigottismo e la ristrettezza mentale". L'India lo conferma, smonta i nostri pregiudizi, ma almeno ci fa imparare che la realtà è molto più entusiasmante.\n

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La panchina della rottura

Il Taj Mahal è un poema d'amore in marmo, costruito da 2000 artigiani tra il 1631 e il 1648. Ma è stato anche il simbolo di una rottura. La stampa pubblicò nel 1980 una foto del principe del Galles di fronte al monumento, con le parole: "Spero di ritornare un giorno con mia moglie". Nel 1992 il principe ritornò in India, ma solo Lady D visitò il Taj Mahal. Fu fotografata sulla stessa panchina dove fotografarono suo marito dodici anni prima. "Sarebbe stato meglio se entrambi fossimo stati qui", disse. Dieci mesi dopo, i principi del Galles annunciarono la loro separazione. Da allora la panchina è conosciuta come quella della principessa.\n

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Jodhpur è la seconda città più grande del Rajasthan.

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Considerato il luogo più romantico dell'India, dove poter fare dei giri in barca.

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Intervista

Magazine

Intervista

"Sono una guerriera dello yoga"

Mese passeggeri

Sherry Minnard

Sherry Minnard ha abbandonato il caos di New York per insegnare yoga in Rajasthan, nell'"ashram" diretto da Surajnath Siddh. Entrambi insegnano come raggiungere la calma mentale e fisica.\n

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Con la nascita di suo figlio, 25 anni fa, ha iniziato ad andare a lezione di yoga.

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"Gli alberi ti renderanno intelligente se passi abbastanza tempo nel bosco". Questa fu la frase che le disse sua madre da bambina. Parole che risuonarono nella testa di Sherry Minnard quando la routine di New York, i suoi tre figli e lo stress da lavoro, erano vita quotidiana. Fino a quando una mattina non si riconobbe più e decise di iniziare da zero.

"Non mi piaceva né la mia vita né il mio lavoro e decisi di intraprendere un viaggio in India", confessa Minnard. Un cammino che, anche se allora non lo sapeva, si sarebbe trasformato nel raggiungimento della felicità. Arrivò in un "ashram" - spazio in cui, secondo la tradizione induista, si insegna yoga e meditazione - in Rajasthan, culla dell'antica civiltà indiana, terra di "santi, siddha (maestri) e sadhu (monaci)".\n

In India esistono documenti sullo yoga risalenti a più di 4000 anni fa e questa disciplina è così stimata che il paese dispone dal 2014 di un ministero incaricato di salvaguardare le medicine e le pratiche tradizionali. Fu così che a Minnard, che lo praticava da 25 anni, bastarono pochi giorni per capire che si trovava nel luogo giusto. Poco dopo il suo arrivo fu invitata a lavorare come scrittrice, disegnatrice e professoressa di yoga nell"ashram" Shri Jasnath Asan, una fortezza medievale nella regione di Marwar.

Minnard accettò, adottando il nome spirituale di Shreejan Sita. Iniziò, così, la sua nuova vita. "Sono passati quattro anni, mi piace il mio lavoro, amo la mia filosofia di vita e il luogo che, qui in India, così lontano dalla città, considero la mia nuova casa".

All'inizio la mancanza di spazio la soffocava. La sovrappopolazione in India - il doppio della popolazione degli Stati Uniti ma nella metà dello spazio - e uno stile di vita basato sulla condivisione - dal letto al cibo agli armadi - si scontravano con lo spirito individualista occidentale. "Lo consideravo invasivo - ricorda  - fino a quando ho capito che era parte del mio allenamento".

L'angoscia di questa vita durò poco. "La principale lezione che ho imparato è che realmente non abbiamo bisogno di nulla. Posso sopravvivere ed essere felice senza nulla, per questo quando ripenso al passato, alla vita che avevo a New York, mi rendo conto degli sprechi".\n

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La regione di Marwar è una delle più antiche dell'India. "È meravigliosa, ma intoccabile, impossibile da colonizzare", afferma Minnard riferendosi al suo luogo adottivo. "Il colonialismo non raggiunse il nord, vicino alla frontiera con il Pakistan, quindi non c'è molta influenza occidentale", spiega. "Ma sta arrivando", sottolinea. La yogui evidenzia che nonostante l'influenza dell'occidente sia sempre più presente "Abbiamo molte scuole cattoliche dell'Inghilterra, influenza dell'abbigliamento occidentale, il bisogno di parlare inglese..." vivono ancora in un ambiente "tradizionale, simile al XV secolo nei vestiti delle donne, nel lavoro...Vanno al mercato tutti i giorni, vivono in baracche...".

"È un modo tradizionale di stare a contatto con la terra, ciò che ci mantiene sani, apprezzando una forma di vita semplice, senza il bisogno di possedere molte cose materiali", risalta Minnard. Un altro degli insegnamenti appresi è che le persone "hanno bisogno solo di tre giorni per abbandonare una cattiva abitudine". Mentre, per adottarne di nuove sono necessari "circa 21 giorni". Tempi che corrispondono ai giorni che passano i viaggiatori in India per turismo spirituale, e che include ritiri -normalmente dai 14 ai 21 giorni - focalizzati sull'apprendimento dello yoga, la meditazione, la cura del corpo e della mente.

"L’Unesco protegge lo yoga come tradizione e patrimonio dell'India e promuove il turismo di questo tipo" spiega Minnard, che raccomanda la sua pratica non solo a chi soffre una crisi esistenziale, ma anche a coloro che cercano di essere più felici "adottando uno stile di vita da yoga", anche se non è in India, ma nelle proprie case.

Per questo, anche se consiglia di "recarsi alla fonte" quando si inizia - "Se hai fortuna trovi un buon guru che ti aiuta ad adattarti alla vita moderna" - riconosce che nessuno "ha bisogno di lasciare la propria vita per un "ashram" in India per convertirsi in yogui". "Puoi diventarlo con un po' di allenamento, un guru giusto e gli insegnamenti corretti".
 
"Possiamo arrivare alla gente, ciò che sta succedendo ora in India potrebbe cambiare il mondo", aggiunge la professoressa, che considera che il futuro stia nell'incontro tra Occidente - "con il suo sistema, tecnologia e pubblicità" - e Oriente. "Abbiamo lo yoga, grandi maestri e interesse nell'educazione", aggiunge. "Non inventiamo nulla, usiamo tecniche antiche. Siamo solo messaggeri, persone con abilità e passione per aiutare gli altri, precisa la yogui, che invita a lottare mediante la spiritualità. "Sono una guerriera dello yoga", sottolinea e conclude dicendo che qualsiasi persona capace di cercare questa felicità e "aiutare il mondo a guarire" sarà considerato "un guerriero dello yoga".\n

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Avventura

Magazine

Avventura

Snowboard in 4K

Travis Rice presenta "The Fourth Phase", un nuovo film sullo snowboard in cui percorre più di 2.500 chilometri alla ricerca del ciclo dell'acqua.\n

"Credo che tutto abbia inizio con l'acqua". Anche questo film. "The Fourth Phase" nasce dalla curiosità di Travis Rice nei confronti di questa "magica sostanza". È stato il dottor Gerald Pollack ad accendere la scintilla. L'iperattivo snowboarder è rimasto colpito dalla sua teoria dell’esistenza di un ulteriore stadio, rispetto ai già noti liquido e gassoso. Si tratta di "acqua che vive", come quella che contengono gli esseri viventi e le cellule, più densa dell'acqua normale e capace di immagazzinare energia. Rice decise di intitolare così il film, un omaggio all'H2O in ogni sua fase. "È lo strumento con cui giochiamo e a cui dedichiamo la nostra vita" e ora è anche il protagonista della sua nuova avventura.\n

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Foto: Scott Serfas/Red Bull Content Pool

Il regista del film, Jon "JK" Klaczkiewicz, racconta che una delle più grandi difficoltà è stata coordinare la registrazione delle scene aeree con piloti che non parlavano inglese.

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Il ciclo dell'acqua ha ispirato la rotta da seguire lungo il Pacifico Nord. Nel viaggio vediamo l'esperto Travis Rice scivolare sulla tavola lungo le Alpi giapponesi, Russia, Alaska e i paesaggi più inaccessibili della sua terra, il Wyoming. Non lo fa da solo, è accompagnato da undici snowboarder professionisti. Il suo amico Mark Landvik "Lando", il californiano Eric Jackson e leggende come Bryan Iguchi sono alcuni di questi. La produzione si riassume in oltre tre anni di lavoro, cinque elicotteri, 8690 chilometri in barca lungo il Pacifico e 2000 ore di metraggio, che si sono ridotte a 92 minuti di salti e capriole acrobatiche tra la neve e le montagne.\n

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Snowboarder all'improvviso

Travis Rice è nato a Jackson, Wyoming, dove ha imparato ad amare le montagne grazie a suo padre. È diventato una leggenda quando a soli 18 anni si è presentato, senza essere invito, a un evento di Snowboarder Magazine. La sua performance sorprese tutti i presenti e ben presto divenne una delle figure più importanti dello snowboard.\n

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Il ciclo dell'acqua ha ispirato la rotta da seguire lungo il Pacifico Nord

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"The Fourth Phase" è stato presentato al Festival del Cinema di San Sebastián, dopo essere passato per Los Angeles e aver conquistato il pubblico con le sue spettacolari immagini girate in 4K, con una risoluzione quattro volte migliore rispetto all'alta definizione. Per ottenere delle immagini cinematografiche così buone lo staff ha dovuto sopportare condizioni estreme, con temperature fino a -40º C, e adattare le attrezzature a tali condizioni. "È necessaria molta esperienza e destrezza, unita a una gran capacità di risolvere problemi" confessa Rice.

Per fortuna, di esperienza ne ha fin troppa. Rice è uno dei personaggi più influenti dello snowboard. La sua abilità, fuori e dentro la pista lo ha portato a partecipare a più di venti film e documentari. Nel 2011, il suo film "L'arte di volare" è diventato il film sugli sport d'azione con maggior successo del decennio. Per il regista Jon "JK" Klaczkiewicz è stata una grande soddisfazione. "Era un capolavoro visivo" afferma, cosciente della pressione per mantenere lo standard di qualità in "The Fourth Phase". Gli scenari scelti e le rischiose acrobazie degli sportivi hanno contribuito a renderlo ciò che è.

La difficoltà stava nel farlo in luoghi in cui Rice non aveva mai fatto snowboard prima. "È stata una sfida, specialmente nella mia terra, in Wyoming". Si sono dovuti addentrare nelle profondità del montuoso stato per trovare il terreno perfetto. Lì ha luogo la maggiore discesa del film, 1025 metri dalla cima.\n

Foto: Scott Serfas/Red Bull Content Pool

"The Fourth Phase" è stato presentato a tutto il mondo il 2 ottobre, con un lancio su varie piattaforme.

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Foto: Scott Serfas/Red Bull Content Pool

Il film è stato girato in 4K di definizione Ultra HD e sono stati utilizzati fino a 10 diversi tipi di videocamere.

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In Giappone sono stterrati a ovest di Nagano, nelle Alpi. Qui si sono celebrati i Giochi Olimpici Invernali nel 1998 ed è uno dei luoghi con la maggior quantità di neve sulla Terra. Ma nevicate epiche e un terreno dissestato non hanno impedito a Rice e al giapponese Shin Biyajima di dominare la situazione, con i loro innovativi trucchi sulla tavola.

Entrare in Russia non è stato facile: hanno passato sette ore alla frontiera insieme agli oltre 78 bagagli che avevano messo in stiva, ma ne è valsa la pena. Era l'unico modo di seguire il ciclo dell'acqua, che passava dalle isole Curili (Giappone) alla penisola del Kamchatka. Il terreno vulcanico di quest'ultima, in piena Siberia, è bagnato dall'Oceano Pacifico e dal mare di Ochotsk, e sono frequenti i terremoti. Tra i vulcani ancora attivi di uno dei paesaggi più innevati della Russia, Rice e Eric Jackson hanno completato la verticale più lunga fatta in una sola linea, 1289 metri.

"In Alaska puoi arrivare lontano quanto vuoi", afferma Rice. Ed è qui che termina il suo viaggio, ancora con il pericolo di valanghe e precipizi a ogni angolo. "Freestyle" al limite in 4K.\n

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Foto: Tim Zimmerman/Red Bull Content Pool

Rice non conosceva personalmente Victor De Le Rue, ma erano anni che seguiva la sua carriera.

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L'arte di volare in tre dimensioni

"The art of flight" di Travis Rice è stato presentato nel 2011 e si è conquistato diversi riconoscimenti. Un anno dopo è toccato alla versione in 3D. Se possiamo goderci la magia dello snowboard come fossimo con Rice, in Alaska o in Patagonia, lo dobbiamo allo studio Venture 3D, responsabile anche di avere riadattato "Titanic".\n

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48 ore in

Magazine

48 ore in

Amman, la capitale sconosciuta

Moderna e tradizionale. Tranquilla e frenetica. Gli opposti si attraggono ad Amman e il trambusto delle sue strade ti trascina verso l'autentico spirito del Medio Oriente.\n

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er essere una delle città abitate più antiche del mondo, Amman è sorprendentemente moderna. La capitale del regno di Giordania, costruita su sette colline diventate poi diciannove, ha più di un milione di abitanti, circa la metà della popolazione del paese. Si sta trasformando in una metropoli all'avanguardia, complice il fatto che gran parte di chi ci vive ha meno di 25 anni.\n

visitjordan.com

Amman è conosciuta come la "città bianca" per le case in pietra dai colori chiari e i tetti piatti tipici del deserto.

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I suoi 7000 anni di storia tramandano il mix di civiltà che si riflette negli attuali contrasti. Nonostante secoli di insediamenti di Ammoniti, Assiri, Nabatei, Romani, Omayyadi e Ottomani, nel XIX secolo la città era abitata solo da nomadi beduini. Il passaggio del treno, negli anni 20, e l'indipendenza della Giordania, negli anni 40 del XX secolo, hanno riportato la vita, favorendo un flusso commerciale che le ha permesso di crescere e guardare al futuro, partendo dalle sue radici.\n

Le moschee, i suk e i bar, pietra miliare della vita giordana insieme all'ospitalità dei suoi abitanti, sono onnipresenti tra le serpeggianti strade

I resti delle civiltà antiche convivono nella Cittadella, situata a Jabal al Qal’a, la collina più alta di Amman, quasi 900 metri sul livello del mare. Accanto a una gigantesca mano intagliata in pietra, un tempo appartenente alla statua di Ercole, ci sono le tracce dei templi romani, accompagnate da chiese bizantine e dal Palazzo Omayyade, un autentico "castello del deserto" dell'VIII secolo ancora in piedi.\n

Visitare il Museo di Archeologia della Cittadella è come entrare in un'aula studio di Indiana Jones, con etichette scritte a mano e vetrine di ottone.

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Luisa Puccini / Shutterstock.com

“Welcome to Jordan” è ciò che dicono i giordani a ogni passo per le strade di Amman, una città ospitale e gradevole.

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Ai piedi della cittadella emerge l'anfiteatro romano, il più grande della Giordania: un'impressionante testimonianza di quando Amman si chiamava Filadelfia, una delle antiche città della decapoli. In questo scenario, i giovani giordani che fanno skate si mischiano con i turisti che mettono a fuoco le loro fotocamere sullo "skyline". Immenso e con un'acustica invidiabile, l'anfiteatro continua a offrire spettacoli, con i suoi oltre 600 posti perfettamente conservati.

Conoscere Amman è conoscere le sue strade. Il ritmo più tradizionale della città si sente nel centrale quartiere di Al Balad, il principale bazar, conosciuto anche come "suk". Stimolante, caotico e pieno di commercianti, girovagare tra le sue bancarelle risveglia i cinque sensi. Lanterne e gioielli sono in vendita accanto a frutta fresca, dolci o spezie.\n

Cibo da strada

Due tappe obbligatorie: Hashem, un ristorante dove ha mangiato il re Hussein, leggendario per il suo falafel, hummus e ful. E Habibah Sweets, un bar famoso per il suo "kanafeh", il dolce tipico, preparato con una base di pasta fillo ricoperta da formaggio salato, sciroppo di zucchero caldo e pistacchi tritati.\n

theboybg via Visualhunt.com

Il "Suk Jara", che si celebra ogni venerdì vicino a Rainbow Street, è un mercato di alimenti tradizionali e artigianato.

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Le moschee, i suk e i bar, pietra miliare della vita giordana insieme all'ospitalità dei suoi abitanti, sono onnipresenti tra le serpeggianti strade. In pieno centro si può accedere a una delle moschee più spettacolari, quella del re Abdullah, aperta a tutti. La sua cupola azzurra, intagliata con motivi geometrici e i caratteri del corano, si mimetizza con il cielo e il rumore del traffico. Rainbow Street è il luogo d'incontro dei giovani, dove si succedono locali con un'ampia offerta gastronomica e dall’atmosfera moderna, che contagia l'ambiente notturno. Il fumo delle pipe si fa denso a Rakwet Arab Cafe, uno dei posti con il miglior tabacco per narghilè della città.

Il quartiere di Jebel Al Weibdeh, che giace su una delle sette colline, è diventato tra i più popolari. I negozi tradizionali convivono con proposte originali, come il JoBedu, un famoso marchio locale specializzato in disegno grafico e abbigliamento; o il Darat al-Funun, un complesso di ville riconvertite a gallerie. Un rifugio d'arte contemporanea per giovani creatori, con videoinstallazioni all'avanguardia, cinema all'aria aperta e spettacoli dal vivo, che rispecchiano l'ambiente culturale della capitale.

Ogni momento è buono per fermarsi tra le complicate strade e assaporare un caffè con cardamomo, accompagnato dal tradizionale "kanafeh", o da un gelato elaborato con nitrogeno liquido nel Four Winters. Il vecchio mondo incontra il nuovo. Questa è Amman, "marhaba" (benvenuto).\n

Render by Zaha Hadid Architects

La Casa della Cultura del Re Abdullah II, ispirata alla città di Petra, sarà uno spazio dedicato alla danza, al teatro e alla musica.

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Architettura con radici

I resti delle antiche civiltà contrastano con le costruzioni contemporanee. In attesa della prossima apertura della Casa della Cultura del Re Abdullah II, disegnata da Zaha Hadid, spiccano il ponte Wadi Abdoun e l'aeroporto internazionale Queen Alia, a opera di Norman Foster, ispirato alle tende dei beduini.\n

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Fuga

magazine

Fuga

Imperturbabile Comporta

È' stata paragonata a Ibiza, a St. Tropez, alle Hamptons e alla Marrakech di Yves St. Laurent negli anni 60. Niente di più falso. Comporta è diversa da qualsiasi spiaggia, innanzitutto perché non lo sembra affatto.\n

Herdade de Comporta si viene a perdere tempo, non c'è molto da fare, e questo è il suo punto forte. Christian Louboutin, che possiede una  gigantesca tenuta portoghese situata a solo un'ora da Lisbona, riconosce di avere un debole per la regione dell'Alentejo e per la sua costa. "C'è qualcosa di magico in questo paesaggio, così selvaggio e affascinante". Ovunque tu vada hai sempre l'impressione di essere tornato al Medioevo".

In contrapposizione al verticale e affollato Mediterraneo, lo spazioso Atlantico si presenta come un'alternativa sempre più glamour e attraente. Sulla costa di Comporta hanno trovato dimora, oltre a Louboutin, Rania di Giordania, i Grimaldi, l'attrice Kristin Scott Thomas, Sarkozy e Carla Bruni. Le visite dei vip - in molti possiedono qui una casa di proprietà - hanno trasformato questo luogo in un segreto di Pulcinella, un nuovo paradiso eco-chic.

Arrivando scopriamo i canali che invadono le immense risaie, le più grandi del Portogallo, e a questo punto capiamo il perché della parola Comporta, traducibile come "porta che trattiene l'acqua". Prima di arrivare bisogna attraversare la strada dell'Alentejo. Villaggi e paesi colpiti da un sole implacabile che dormono tra polvere e vigneti. Tra la fine di questa strada e il principio dell'Oceano, si trova la penisola di Troia, 100 chilometri a sud di Lisbona. È qui che si trova Herdade de Comporta. Con una superficie di 12.500 ettari, tra l'estuario del fiume Sado e il mare, comprende sette villaggi: Pego, Carvalhal, Brejos, Torre, Possanco, Carrasqueira e Comporta.\n

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Dietro alla Praia da Comporta si trova una duna naturale protetta. I primi resort ecologici sono a meno di dieci minuti di distanza.

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Foto: Casasnaareia by the architecture photographer Nelson Garrido

Senza recinzioni, né asfalto, né cemento. A Casas na Areia le capanne all'interno delle pinete sono collegate tra loro da stradine di sabbia.

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L'architettura delle risaie

Le restrizioni urbanistiche sono stati un vantaggio per mantenere intatto il paesaggio. Proprietà e alloggi come il "3 Bicas" e il "Sublime Comporta", conservano lo stile unico delle tipiche case del luogo. Spazi aperti con decorazioni boho-casual, pochi mobili e pareti di vetro per godersi il paesaggio.\n

La tenuta è molto ben curata poiché la maggior parte si trova all'interno della riserva naturale dell'estuario del fiume Sado. Campi coperti di pini, fiori silvestri e risaie che si mantengono verdi tutto l'anno. Le poche case consistono in capanne senza pretese, basse, con tetti di paglia e travi. Progetti come "Casas na Areia", con sabbia al posto del pavimento o il "Cocoon Lodges", cubi di legno nascosti tra le pinete, si integrano perfettamente con la natura e dimostrano come il lusso qui non sia rilevante. L'artista Jason Martin, vicino di Louboutin, vive a Comporta perché pensa che sia "l'ultimo Selvaggio West d'Europa".

I giorni passano senza fretta e si svolgono sulla spiaggia. I più coraggiosi fanno surf, con le loro mute, nonostante le fredde acque dell'Atlantico e la bandiera azzurra quasi onnipresente. Altri passeggiano in bicicletta tra le risaie, vanno a cavallo o si dedicano all'avvistamento dei delfini nell'estuario del Sado.\n

Foto: ARoxoPT shutterstock.com

Le barche ormeggiate ai pali del porto di Carrasqueira hanno fatto da set per una delle campagne di Louboutin.

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Durante l'estate, i suoi 3500 abitanti raddoppiano e le anziane del villaggio si siedono sulle sedie di plástica, mentre osservano i turisti parcheggiare le loro BMW sui marciapiedi. Sulla stessa strada che porta alle spiagge si accalcano i banchetti che vendono cocomeri, carciofi e pomodori. Questo accade ogni domenica, ma durante la settimana torna la quiete. Dodici chilometri di spiagge per essere felici. Le più belle sono quella di Comporta, di Pego e di Carvalhal. Sono solo tre i chioschetti che è possibile trovare in questo vasto territorio di spiaggia color vaniglia. Uno dei più animati è il "Sal" sulla Praia do Pego. È qui che risuonano le parole dello scrittore portoghese Fernando Pessoa: "Non fare oggi quello che potresti fare domani"

Una visita al porto di palafitte di Carrasqueira, una sconvolgente immagine di pali e barche trasportate dalle maree, ricorda che prima di chiunque altro, qui c'erano i pescatori, gli agricoltori e i fabbricanti di sale. Le cicogne e i fenicotteri che passeggiano lungo l'estuario salutano i turisti. E quando tutti se ne vanno, Comporta resta serena tra le risaie, i tetti di paglia e l'ombra dell'Atlantico che riempie di azzurro cobalto i confini delle sue terre. E così per sempre.\n

Questo avvertimento viene dato in tutti e cinque i ristoranti della tenuta Herdade da Comporta. Museu do Arroz, Comporta Café, Ilha do Arroz, dos Pescadores e SAL. Insalata di pomodoro e cipolla dolce, vongole con prezzemolo e pentole fumanti di riso con pesce e profumo, appunto, di coriandolo. Gastronomia portoghese figlia del mare.\n

"Attenzione al coriandolo"

Comporta resta serena tra le risaie, i tetti di paglia e l'ombra dell'Atlantico

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Lusso

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Dormi "a casa" delle celebrità

Sarà il modo di stare il più vicino possibile ai nostri idoli e spiare il loro stile di vita. Gli hotel delle "celebrità" sono un fedele riflesso dei loro gusti e, in alcuni casi, dei loro principi.\n

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Il primo ad aver avuto l'idea

Dopo aver viaggiato molto e non aver trovato nulla di ciò che cercava in un hotel, Robert Redfrod decise, nel 1969, di aprire il proprio, il Sundance Resort. Fu il primo attore e ha fatto scuola. Lo fece a Sundance, affinché i partecipanti al festival di cinema indipendente incontrassero un luogo accogliente, dove attendere fino alle premiazioni.\n

Camminare sulle impronte di Cristiano Ronaldo, impresse nei tappeti, mentre si entra nella stanza accompagnati da un'ovazione da stadio. È parte dell'esperienza che offrono gli hotel Pestana CR7, in cui il protagonista assoluto è la stella del calcio portoghese. Sono già due i templi dedicati al dio del calcio, a Funchal e a Lisbona. Nel 2017 la catena sbarcherà anche a Madrid e New York.

Ma ci dispiace dover informare CR7 che l'idea non è del tutto originale. L'attaccante del Real Madrid non è il primo "vip" ad avere plasmato un hotel con la sua personalità. Quando Marlon Brando sbarcò nell'isola tahitiana di Tetiaroa si innamorò del luogo e di una delle sue abitanti. Qui registrò "Gli ammutinati del Bounty" e finì per comprare l'isola, sposandosi con una haitiana e costruendo un complesso alberghiero ecologico di lusso. Voleva preservare l'isola dall'appetito urbanistico e conservarla così com'era. Nonostante la morte dell'attore prima del termine della costruzione, i suoi desideri vennero rispettati. L'hotel The Brando è alimentato da energie naturali e le sue stanze sono separate tra loro, affinché l'impatto dell'uomo sia il minore possibile.\n

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eonardo DiCaprio applica la sua ferrea difesa dell'ambiente anche nel suo hotel, il Blackadore Caye, nel Belice. Questo esclusivo eco-resort aprirà le porte nel 2018, dando al lusso la stessa importanza della natura. Una specie di "Il grande Gatsby", ma in versione "The beach". "Voglio fare qualcosa per cambiare il mondo, non lo farei se non avessi ritenuto che poteva essere qualcosa di innovativo per il movimento ambientalistico", spiegava l'attore al "The New York Times". Nello stesso paese centroamericano e, allo stesso tempo, con uno spirito ecologico, la famiglia Coppola ha trovato il luogo perfetto per stabilire una delle sue strutture di lusso, il Blancaneaux Lodge. Quando fu trovata da Francis Ford Coppola era una struttura abbandonata e il regista la trasformò, inizialmente, in un rifugio di famiglia. Più di dieci anni dopo, nel 1993, fu aperta al pubblico.

Nel cuore della Grande Mela, nel quartiere di Tribeca, si trova l'hotel di Robert de Niro. Nell'esclusivo The Greenwich Hotel i turisti possono godere di una cucina gourmet a qualsiasi ora e della tecnologia più all'avanguardia. E se si viaggia in compagnia dei propri animali domestici, possono stare certi di ricevere gli stessi accorgimenti dei loro padroni, o forse qualcosa in più. Nei dintorni di New York, i mitomani alla ricerca della tranquillità possono optare per il Bedford Post Inn, proprietà di Richard Gere. In questo piccolo hotel incentrato sullo yoga e sulla gastronomia chiunque potrà sentirsi come Julia Roberts nella lussuosa jacuzzi di "Pretty Woman".

Ma non sono solo gli attori ad aprire le porte dei loro rifugi. A Dublino, l'hotel The Clarence è noto più come "l'hotel degli U2".  Nel 1996, Bono e The Edge ristrutturarono il vecchio hotel, prestando particolare attenzione alla suite Penthouse. Al cantante piacque talmente tanto il risultato che ancora oggi è questo il luogo in cui alloggia quando si trova nella sua città natale. Lo chef del ristorante possiede una stella Michelin. Il suo Octogon Bar è un punto di riferimento della città e la sua terrazza ha fatto da scenario ad alcune riprese del gruppo.\n

La suite Penthouse (The Clarence) ha 2.000 metri quadrati suddivisi in due piani.

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Oltre al parco divertimenti, Dolly Parton possiede l'hotel di lusso DreamMore Resort.

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Il parco divertimenti di Dolly Parton

La regina del country sogna in grande e ha creato un parco divertimenti. A Dollywood, Tennessee, si può ammirare il bosco dalle montagne russe "The Thunderhead" e, scendendo, godersi concerti di musica live. Con un po' di fortuna della stessa Parton.\n

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Minorca e il ritorno ai ritmi lenti

Benessere per il corpo e per la mente, fughe “disintossicanti” per staccare dalla routine e dal rumore. L’isola di Minorca punta sulla serenità, in un chiaro inno alla “slow life”.\n

Nel fare l’amore, nel raccontare le fiabe ai nostri figli... siamo vittime del virus della fretta”. Così scriveva Carl Honoré nel suo libro “Elogio della lentezza”. L’autore, come rimedio all’ansia, propone di puntare sulla cultura della “slow life”, per fermarsi a godere di ogni istante. Una necessità che porta a sentirci perduti senza cellulari, senza e-mail, senza fretta, in mezzo a paradisi che sembrano onirici, ma che esistono anche nella realtà. Durante la bassa stagione, le Isole Baleari sono un’oasi di tranquillità in cui una fuga “disintossicante” permette di staccare da tutto infinitamente più (e meglio) rispetto a dieci giorni di vacanza in una meta di massa.

È l’apice della calma. Visitare i fari dell’isola, fare i bagni di fango, le passeggiate sulla spiaggia e un tour della Ciutadella. Arrivare a Minorca, riserva della Biosfera, e fermarsi. Vivere lo sport, respirare, entrare in contatto con la natura, scoprire strade rurali. E ringiovanire.\n

Le alternative sono molte. Alcune intimiste, come quella proposta da Elka Mocker, coach della salute e stile di vita, laureata presso l’Institute of Integrative Nutrition di New York. Un invito a un fine settimana casalingo, focalizzato sull’alimentazione come strumento per il benessere. La coach spiega: “Accompagnare, motivare, inspirare. Mostrare che attraverso il cibo e uno stile di vita salutare possiamo migliorare la nostra salute, ringiovanire e sentirci più vitali che mai”. A Lala Kitchen si combinano gli insegnamenti sull’alimentazione con esercizi di yoga e uscite in bicicletta.\n

“Detox” anche a Maiorca

Anche Maiorca offre un turismo “disintossicante”. Ne è un esempio l’hotel a cinque stelle Font Santa Hotel. Situato nella zona di Campos, possiede l’unica spa con acque termali delle Baleari. La sua elevata presenza di minerali, soprattutto cloro e sodio sotto forma di sali, è benefica per l’organismo.\n

Foto: Hotel Torralbenc

Altre proposte sono presentate da spazi come Torralbenc, un’antica tenuta agricola trasformata in hotel di lusso, in una collina circondata da vigneti, nel comune di Alaior. La sua area benessere, firmata Natura Bissé, è uno spazio pensato per “recuperare l’armonia tra la mente e il corpo”, con diversi trattamenti come la “rimagnetizzazione di gemme e polvere di diamanti”, che elimina l’inquinamento ed equilibra i chakra, o i “massaggi con pietre roventi”.

Alle esperienze rilassanti, si aggiungono quelle culinarie. Il consulente gastronomico Gorka Txapartegui, del ristorante Alameda de Hondarribia, e Luis Loza, chef di Torralbenc, offrono una proposta gastronomica che rivendica “la materia prima elaborata da una cucina tradizionale, ma al tempo stesso attuale, basata sull’uso di prodotti di stagione e sul mix di sapori del mare e della terra”.

I ritiri yoga sono un’altra eccellente opportunità per godersi l’isola. Sansyoga organizza degli incontri in case di campagna tipiche minorchine, sempre in Alaior, in mezzo alla natura e vicino a spiaggie ancora vergini. Durante il soggiorno, oltre alle lezioni di yoga e meditazione, sono offerti menù vegetariani.\n

Foto: Lala Kitchen

Elka Mocker (Lala Kitchen) punta su un’alimentazione antiossidante, con protagoniste verdure fresche e crude.

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Minorca, meta per l’osservazione delle stelle

Nel 2016, la dottoressa in astrofisica e presidentessa della Fondazione Starlight, Antonia Varela, ha presentato un progetto per trasformare Minorca in una meta per l’osservazione delle stelle. Inoltre, proposte collegate alla biodiversità che mirano a fare dell’isola un angolo di pace.\n

Foto: Font Santa Hotel

La spa del Font Santa Hotel (Maiorca) sfrutta le uniche acque termali naturali delle Baleari.

Il soggiorno nell’isola dà l’opportunità di godersi i sentieri minorchini, indipendentemente dal luogo in cui si alloggia. Percorrerli, a piedi, in bicicletta o a cavallo, è un altro modo per scoprire Minorca. È possibile attraversare il Camí de Cavalls, uno spettacolare sentiero con soste in cale e vari belvedere. Si può godere della cosiddetta Isola del Vento praticando sport  nautici, golf o attività subacquee. Il clima favorevole aiuta.

“Viviamo in un mondo ossessionato dalla velocità, produrre sempre di più, in meno tempo. Ogni momento del giorno come se fosse una corsa contro il tempo. Io però voglio tornare a dei ritmi lenti”, dice Carl Honoré. Ed è facile farlo a Minorca.\n

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Foto: Hotel Torralbenc

Molti pacchetti includono, oltre all’alloggio, un’alimentazione sana e attività legate al benessere.

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Top 6A

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LUOGHI PERFETTI PER VEDERE L’ALBA

Meritano una visita a qualsiasi ora, ma se hai la forza di volontà per alzarti dal letto scoprirai il loro lato migliore. Svegliarsi presto ne varrà sicuramente la pena.

Stonehenge (INGHILTERRA)

Il solstizio d'estate è il momento dell'anno in cui questo angolo del sud dell'Inghilterra conta il maggior numero di visite. Ma qualsiasi alba è magica dietro questo monolito di 5.500 anni fa.

Picco di Adamo (SRI LANKA)

Si dice che sia stato il primo luogo su cui mise piede Adamo quando arrivò sulla terra. Un luogo sacro, destinazione di pellegrini che vogliono raggiungere la sua cima. Non c'è niente di meglio che scalare il monte durante la notte e guardare l'alba dalla vetta.

Bagan (Myanmar)

Oltre 4.000 templi in un raggio di 42 chilometri quadrati. Bagan è uno spettacolo di per sé, ma con le prime luci dell'alba assume un profilo speciale. E ancor di più se visto da un pallone aerostatico.

Arches National Park (UTAH, STATI UNITI)

Quello delle foto è l'arco più famoso di Arches National Park. Ad ogni sorgere del sole i suoi raggi vi passano attraverso. Dovrai prestare molta attenzione nel fare la foto, perché l'istante decisivo dura solo pochi minuti.

Uluru-Kata Tjuta National Park (Australia)

Uno dei maggior richiami dell'Australia si trova in pieno deserto, nel centro del paese. È il monte Uluru, una formazione di arenaria che cambia tono a seconda del sole. All'alba si mostra di un bellissimo rosso intenso.

Haleakala National Park (HAWAII, STATI UNITI)

Tre quarti dell'isola hawaiana di Maui sono occupati dal vulcano Haleakalā, che significa "casa del sole". A 3.000 metri di altezza, gli escursionisti partono nel cuore della notte per godersi l'alba tra le nuvole.

Raggi tra le rocce

Un'alba sacra

"Skyline" di templi

L'istante decisivo

La montagna che cambia colore

La casa del sole

Travelbeats

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In Olanda irrompe la primavera

Quando si tratta dei fiori di Keukenhof, la protagonista è la fugacità. Il parco situato a Lisse (a 35 Km da Amsterdam) può essere visitato solo dal 23 marzo al 21 maggio. Conosciuto come "il giardino d'Europa" contiene oltre sette milioni di bulbi e circa 800 varietà di tulipani. Ma l'Olanda non vive solo di tulipani. C'è spazio anche per il profumo di altri fiori, come giacinti, narcisi, orchidee, rose, garofani o gigli. All'interno dei suoi 32 ettari di superficie non mancano antichi mulini, laghi e fontane che completano questa immagine bucolica e colorata.\n

Foto: Baccarat Hotel & Residences New York

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L'hotel di cristallo

L'emblematica casa francese Baccarat produce da oltre 250 anni i cristalli della migliore qualità. Il suo nome è sinonimo di lusso, e questo è ciò che hanno voluto trasmettere anche i francesi Gilles & Boissier, responsabili della decorazione di questo hotel a pochi metri dalla Fifth Avenue di New York. Il cristallo, naturalmente, è il grande protagonista.\n

Foto: © HUISTEN BOSCH

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Benvenuti nel futuro

Alla reception verrai accolto da tre robot per effettuare il check-in. Non preoccuparti se non ti danno la chiave per entrare in camera: le stanze di questo hotel si aprono attraverso riconoscimento facciale. L'Henn na Hotel a Nagasaki (Giappone) vuole essere l'hotel del futuro. Tutti i dipendenti sono robot e ogni dettaglio è pensato per essere "smart" ed "eco-friendly".\n

Foto: Camp& Furnace

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An everlasting summer

This is much more than a restaurant: it’s a park, a terrace, a music festival, a sports bar…And the best thing is: there’s no need to worry about the rain because it’s indoors. Camp and Furnace, in Liverpool, is a former warehouse that has been converted into the place to be. And no wonder: it has all the good things about summer all year round!\n

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L'"hotel boutique" dei mari

Nonostante la tendenza sia costruire navi da crociera sempre più grandi e appariscenti, Windstar Cruises ci ricorda che la dimensione non è tutto. La sua flotta di yacht punta su dimensioni “ridotte” per creare un’atmosfera più intima. Quasi come essere sulla propria barca. Ha tutte le comodità, ma il vantaggio è che vanno condivise solo con un numero ridotto di ospiti, da 148 a 310, a seconda del modello. Inoltre, le sue misure sono perfette per attraccare in piccoli porti, inaccessibili alle grandi navi da crociera.\n

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